2020 Odissea nell’intero fottuto mondo. C’è il coronavirus che una parte troppo grande della popolazione mondiale sta sottovalutando, la guerra civile in America (e a quanto pare la California ha di nuovo preso fuoco), gli sversamenti di olio in Russia, la stagione degli uragani sarà più forte degli anni precedenti, insomma se il mondo non finirà quest’anno, probabilmente camperemo per almeno qualche altro millennio. O forse solo un altro secolo, visto che a quanto pare tutti gli anni che finiscono con 20 sono maledetti. Ma sto divagando.
Nonostante qualcuno possa sostenere il contrario, dato che c’è una teoria complottista chiamata Ipotesi Del Tempo Fantasma e dato che l’America si sia fermata al 1800, nel momento in cui ho scritto questo post stiamo vivendo nell’anno 2020, che è più tecnologicamente avanzato del 2019 e meno del 2021.
Quando sei un consumatore qualsiasi è facile accettare ogni innovazione tecnologica come vera innovazione, e a quanto pare anche molti professionisti del settore la pensano così, perché è bella la tecnologia e si è fan di tutto ciò che è figo.
Io, però, ho il problema che sono boomer dentro. Non perché non sono capace di scrivere frasi grammaticalmente e sintatticamente corrette nei commenti di Facebook o di capire come gira veramente il mondo, ma perché non riesco a fare a meno di pensare a come molte delle scelte di stile che ci vengono spacciate per innovazione siano in realtà inutili, perché si stava veramente meglio una volta rispetto a oggi, con i compromessi della tecnologia moderna che ci spacciano come innovazione.

Ovviamente un’azienda campa grazie alla gente che compra prodotti, e qualcosa deve cambiare ogni anno per poterli convincere a sganciare soldi di nuovo, quindi non posso dire che non ci sia una motivazione dietro ogni scelta. Il problema sorge quando queste innovazioni, spesso poco utili, vanno in realtà contro il cliente e non a suo favore, nonostante questo si senta soddisfatto di avere un prodotto che a lui sembra più innovativo.
Facendo un esempio pratico: ho un Galaxy S9. È un bel telefono e non ha alcuna lacuna se non la batteria che lascia a desiderare (ma penso che la farò cambiare in garanzia). In tempi migliori, che coincidono con 3-4 anni fa, invece che farlo così sottile al punto che sembra di non aver nulla in mano, lo avrebbero fatto più spesso per dargli una batteria più decente. Questo è un problema relativo ormai perché con i telefoni più recenti stanno sistemando questo problema, ma è un problema che hanno deciso di risolvere solo ora, e nonostante sia un semplice cambio di rotta per tornare a scelte che si facevano in passato, la cosa viene spacciata come innovazione.
Un’altra cosa che odio da morire sono i bordi curvi: di recente il mio case si è rotto, e sto riusando il telefono senza nulla se non una skin trasparente opaca sul vetro posteriore. Mi ero completamente dimenticato di quanto fossero fastidiosi i bordi curvi, che inevitabilmente vado a toccare ogni volta con l’interno della mano, e questo trend è nato tutto dal voler far sembrare che il display non abbia cornici laterali. Questo trend continua tutt’oggi, nonostante l’opinione generale sia che danno fastidio anche se esteticamente sono belli.

“Dà fastidio anche se è esteticamente è bello”: la frase perfetta per riassumere la metamodernità. Non posso cambiare la batteria del mio portatile, però è bello perché è sottile. Il mio telefono ha un buco nello schermo, ma è bello perché ha meno cornici. Questa TV ha un impianto audio terribile, ma è bella perché è sottile.
E ciò può essere applicato anche su varie cose diverse dai prodotti tecnologici di consumo. Prendiamo lo stato attuale di internet. Apri un articolo di un giornale teoricamente affermato e hai: logo, titolo, foto, pubblicità sotto la foto, avviso sui cookie in alto al logo e video in auto-play in basso. Senza chiudere il video e l’avviso e senza scorrere un po’ oltre la pubblicità non leggi nulla. Ogni tanto al posto del video c’è la pubblicità che nemmeno puoi togliere. La gente si lamenta del display 21:9 dei Sony, ma alla fine non hanno poi così torto dato che magari riesci a leggere un po’ di testo in mezzo alla pubblicità.
Ci sono siti che usano framework JavaScript, a volte uno e a volte anche una decina, per apparire più moderni e produrre più velocemente un sito che, se programmato decentemente, richiederebbe più tempo per essere completato. La società moderna a quanto pare non ha tempo da perdere. E per carità, ognuno facesse quello che vuole, se non fosse che ciò rende i siti più lenti da utilizzare e molto più pesanti da scaricare, cosa assolutamente stupida visto che il web ormai è sempre più orientato sull’essere mobile-first e i piani dati mobile hanno dei limiti di traffico dati.

Sto notando trend simili anche sulle moto, con la diffusione dei schermi TFT al posto dei normali cruscotti. Sì ok son belli e spesso utili perché ti permettono di impostare le modalità di guida e così via, ma se al sole sono illeggibili che me ne faccio? Di sta cosa non importa a nessuno, però, perché ci sarà sempre qualcuno interessato a quel display che, per quanto illeggibile, è comunque bello da vedere.

Mi mancano seriamente i tempi in cui i ThinkPad come il mio T430 erano la normalità. Per smontare un portatile, oggi ti serve un intero set di cacciaviti e attrezzi per sganciare i connettori senza romperli, alcool per ammorbidire la colla, e ogni tanto pure una pistola ad aria calda. Quando riesci ad aprirlo non c’è molto che puoi fare neanche per aggiornarlo perché tutto, anche RAM e SSD, è sempre più spesso saldato.
Il mio T430 l’ho smontato e riparato persino in classe alle superiori, con un solo cacciavite a croce tascabile che avevo sempre nello zaino. Avevo un problema col sensore della chiusura dello schermo, e per ripararlo dovevo solo sganciare la cornice (senza viti) e sistemare il cavo. Nulla di più. Se fosse servito il pezzo di ricambio sarebbe bastato un giro su eBay, su ThinkWiki trovo tutti i numeri seriali.
Ovviamente non è qualcosa che torna utile tutti i giorni, ma fa la differenza tra una riparazione da 150 euro e una da 600 se qualcosa va storto. Da Apple poi ti dicono sempre che non è riparabile, basta vedere i video di Louis Rossmann, ma questa è un’altra storia.
Cambiai lo schermo del mio Motorola Droid RAZR completamente da solo, a 14-15 anni, senza alcuna esperienza. Oggi mi rifiuterei di farlo col mio S9 perché è un sandwich di vetro curvo tenuto insieme con la colla. Forse con il mio iPad avrei meno paura, ma perché è un iPad 6 con display non laminato per motivi di prezzo, già se fosse un iPad Air o un iPad Pro sarebbe ben diverso.

Tutte ste storie inutili sono per dire che sarebbe il momento che tutti iniziassimo a porci questa domanda: “ma qual è il valore aggiunto che mi porta questa scelta che sembra innovativa ma non è detto che lo sia?”.
Forse è un po’ lunga, quindi può essere anche riassunta in “ma ne vale davvero la pena?”. Vale la pena sacrificare la batteria di un telefono per renderlo sottile? Vale la pena bucare lo schermo per togliere le cornici? Vale la pena che il mio portatile sia da buttare quando diventerà troppo vecchio e la batteria sarà sul punto di esplodere?

Il mio progetto per la maturità fu un sistema IoT wireless, sia hardware che software. Tra i tanti punti principali c’era la non intrusività: oltre a non dover impedire il normale utilizzo di cose come gli interruttori (le lampadine IoT odierne ti costringono a non toccarli), non doveva nemmeno mettersi in mezzo al contatto umano. Trovo valore anche in cose come la madre che urla al figlio che la cena è pronta e deve smetterla di giocare ai videogiochi. Sì, è fastidioso, lo so che la mamma non può capire che non puoi mettere in pausa la partita con gli amici, ma è pur sempre un contatto umano. Non è qualcosa che vale la pena sostituire con smart speaker a cui dici di chiamare i figli.
Ho voluto puntare il mio orale di maturità anche sull’etica, e ai professori è piaciuto tantissimo perché sostengono che sia un argomento a cui non viene prestata abbastanza attenzione. Il che è vero per molti punti di vista, dato che in cambio di qualche pubblicità interessante su internet ci facciamo tracciare costantemente, spesso includendo anche la nostra posizione geografica, salvo poi lamentarci che il governo vuole monitorarci con l’app Immuni.

Metamodernità. Modernità perché è nuovo, ma meta perché è su un aspetto più astratto, come se non fosse veramente esistente. Modernità astratta, perché è moderno ma allo stesso tempo non ci porta alcun vantaggio sostanziale. Ovviamente non vale per tutto, perché la tecnologia ci può davvero aiutare nella vita di ogni giorno. I fitness tracker ci aiutano a migliorare la nostra forma fisica, tecnologie avanzate come il 5G rivoluzioneranno la medicina, l’IoT renderà le nostre città più vivibili e organizzate, e così via.
La tecnologia che rende le nostre vite davvero migliori è innovazione. Il resto è metamodernità.


(No, la canzone non c’entra nulla col post)